Un’altra storia

Ci sono cose da non dire in uno spettacolo per bambini.

Incantesimi invisibili in attesa lontano da boschi e castelli.

Come il fatto che un giorno smetti di credere nel tipo di magia che trasforma una zucca in carrozza, ma l’odore di macchina nuova inizia ad avere qualcosa di magico. O la speranza che il principe o la principessa che aspetti possa rivelarsi dietro il cuoricino di una notifica. Nulla su cui costruire una buona storia, di quelle che lasciano col fiato sospeso da piccoli e che non si scordano mai.

Nulla, soprattutto, che ti possa servire quando, se provassi a raccontare la storia di una vita adulta, non sapresti da dove iniziare: quando il bosco ti sembra non nascondere più insidie e il lupo lo intravedi nei denti allo specchio, chiedendoti che ne è stato della vecchia distinzione tra cattivi e buoni.

È quando una cosa si rompe, che inizi a scorgere davvero che cos’era a tenerla unita. Piccole cose lasciate cadere per ritrovare la strada di casa nel bosco. Alcune di esse sono briciole, altre sassolini: spesso, però, non te ne accorgi che voltandoti indietro.

D’altra parte è sempre da qualcosa di rotto che iniziano le avventure e le migliori storie. Quelle che portiamo con noi anche dopo aver smesso di crederci.

E non puoi iniziare a raccontare una nuova storia se non ritornando a scoprire.

Scoprire per esempio che si possono ancora sentire voci di sirena tra le nuvole.

Ci sono cose da non dire in uno spettacolo per bambini.

Perché non c’è alcun bisogno di dirle.

E allora, c’era una volta.

Foto di Fausto Accorsi.

http://www.scrittidiluce.it/

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