Un bambino selvaggio e fortissimo dalla coda di scimmia vive da solo tra le montagne. Lui non lo sa, ma dentro di lui c’è un mostro in grado di distruggere tutto.
Ma anziché distruggere tutto incontra una ragazza e parte per un lungo viaggio, durante il quale trova sempre nuovi amici e soprattutto nuovi avversari da battere.
Impara da subito cosa sia l’amicizia, e col tempo, goffamente, anche un poco di cosa sia l’amore.
E durante questo lungo viaggio ogni cattivo battuto finisce inevitabilmente col diventare buono e unirsi a questa famiglia sempre più grande.
Lui, il bambino, salva gli amici, i villaggi, il mondo, poi la galassia, e infine tutto l’universo. Ed ogni volta diventa il più forte di tutti.
È una delle storie più antiche, semplici e belle del mondo. E per tanti è stata anche la nostra storia.
Quel mondo abitato da dinosauri antropomorfi, dove l’occupazione principale di tutti era sostanzialmente combattere a mani nude, divenne in un attimo il nostro mondo.
Eravamo tutti davanti alla televisione quando venne il giorno del primo Grande Torneo di arti marziali. Ed eravamo lì quando Goku passò da una parte all’altra con un pugno volante il primo vero, grande cattivo della storia, il Grande Mago Piccolo che però noi, per la traduzione di Mediaset dell’epoca, conoscevamo come Al Satan.
Come descrivere poi l’emozione di quando per la prima volta apparve il leggendario Super Saiyan? Chi c’era, sa.

Provavamo tutti a alzarci in volo e fluttuare come facevano loro. Sapevamo tutti le mosse della famosa onda Kamehameha.
Alzammo le mani al cielo il giorno dell’ultima puntata, quando Goku chiese all’intero universo di inviargli la propria energia per sconfiggere Majin Bu con l’enorme Sfera Genkidama.
Difficile oggi spiegare che come Dragonball, nella nostra vita, c’è stato solo Dragonball.
Amicizie sono nate e si sono consolidate grazie a quel manga; forse, anche qualche amore; nottate sono trascorse a tirare l’alba giocando a menarsi alla playstation; e su ogni telefonino passò via bluethooth il video della trasformazione in Super Saiyan sulla base di In the end dei Linkin Park. Difficile parlarne senza parlare di noi, di quegli anni, quella musica, quei primi cellulari sui quali ci si faceva gli squilli, maledizione, gli squilli! Quel tempo cui siamo appartenuti e nel quale, come i nostri protagonisti, si trasformavano nel frattempo gli schermi, i messaggi, gli apparecchi.
Ci trasformavamo noi.
Ma in Dragonball crescere significava diventare sempre più forti. E il bene avrebbe sempre trionfato alla fine, non perché era più forte del male, ma perché era semplicemente la natura delle cose. Era la natura di un universo fondamentalmente, profondamente buono e tendente alla felicità.
E questa cosa la sentono, nel profondo, i bambini come i Maestri.
Sono freddi giorni di marzo, il maestro mangaka Akira Toriyama è morto il primo giorno del mese.
Questo è un ricordo sorridente, nostalgico come solo noi millenials sappiamo essere quando ci impegniamo.
Come un braccio alzato al cielo notturno, per spedire lassù quel che ci rimane di quella energia, quell’entusiasmo con cui, da bambini, salvammo il mondo.
Buon viaggio, Maestro. E grazie per averci insegnato l’onda Kamehameha.

Splendido post.
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