Lo soffia il cielo

Puglia on the road, 18 – 20 settembre 2020

Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

(P.P. Pasolini, D. Modugno)

 

La Puglia non accoglie.

Parla con indifferenza la sua lingua armonica, spigolosa, lamentosa e musicale, un flusso di suoni più che di parole che scorrono tra le vie strette ed il lungomare di Bari, dove anziani dallo sguardo avvizzito ma sveglio come cenere si portano le proprie piccole seggiole per riprendere ogni volta un discorso mai concluso. Bari parla sempre nelle sue strade davanti a porte perennemente aperte, che mostrano cucine, televisioni accese, bambini e faccende domestiche di una grande casa senza pareti e senza chiavistelli. Questa fatta di strade e entrate è la loro casa, aperta e chiusa allo stesso tempo.

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Bari vecchia coi suoi vecchi abitanti interrompe il discorso solo al passaggio di chi passa da straniero per le sue vie. E fissa, curiosa e sospettosa, senza salutare ma pretendendo un saluto. Così forse, girato l’angolo, anche chi passa avrà un suo posto, un commento o niente più di uno sguardo interrogativo, nei suoi dialoghi.

La Puglia non accoglie. Ma lascia la porta aperta.

Dietro questi pensieri mi lascio vagare per la prima sera tra le vie di questa città. Nella basilica di San Nicola cerco le acquasantiere e mi accorgo che sono state sostituite da distributori automatici di gel disinfettante. Uno degli omaggi, come le otto ore di treno con la mascherina, di quest’anno di pandemia. La chiesa inizia a spegnersi, scenograficamente, mentre la percorro.

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La mattina recupero la macchina a noleggio e inizio a muovere verso Sud, tappa dopo tappa, verso Santa Maria di Leuca e il suo santuario di Finis terrae.

Polignano è, a sua volta, una porta aperta sul mare.

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Da qui partirà, tra due giorni, il cammino che devo affrontare insieme ai miei due compagni di viaggio in arrivo domani sera: La Rotta dei Due Mari, 120 chilometri dall’Adriatico fino a Taranto. Davanti alla statua di Domenico Modugno, da cui parte il trekking , risuonano le note di “Volare”. Oggi effettivamente il cielo sembra dipinto di blu, anche se il mio telefono non riesce a fare foto decenti per mostrarlo. Una delle prime cose che imparo in questa regione è in effetti che ogni fotografia pare essere in controluce.

Personalmente, di Modugno ho sempre trovato meravigliosa “Che cosa sono le nuvole”.

In ogni caso, dopo questo sopralluogo per il momento mi concedo solo uno sguardo, prima di rimettermi in strada.

 

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Imparo presto che questa è una regione variegata di paesaggi e atmosfere diverse, colpi d’occhio che variano dalle isole mediterranee al Medio Oriente o al Messico nel giro di manciate di chilometri. Ostuni è bianca e labirintica, San Vito dei Normanni una cartolina da far west che apre ad un paesaggio da Sud America con rettilinei infiniti circondati da campi brulli e fichi d’india.

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Alla tappa obbligata di Grotta della Poesia decido di fermarmi per qualcosa di più della solita foto da turista:

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e scopro, con la visita alle rovine di Roca Vecchia, che la “poesia” della grotta si deve etimologicamente al fatto che qui scorresse acqua potabile. Più che abbastanza per far considerare questo un luogo sacro, dimora di una dea che oggi prende, pura formalità, la forma della Madonna: luogo fortificato, distrutto e venerato da ogni religione e popolo di passaggio da oltre tremila anni.

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Sull’onda di tali considerazioni mistiche e dell’Adriatico mosso dal vento, scendo fino ai Faraglioni di San Andrea prima di andare a passare la serata a Lecce, chiara nella notte coi suoi muri bianchi: fatta della stessa roccia delle sue coste, sabbia compattata sempre disegnata dal vento del mare.

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Mi avevano detto che questa zona della Puglia ha un che di mistico. Me ne accorgo in parte, tra una tappa veloce e l’altra, davanti al grande mosaico della cattedrale di Otranto con il suo bestiario variegato disposto lungo l’Albero della Vita, l’inizio di tutte le cose e pochi chilometri dal santuario di Finis terrae, dove il mare sembra davvero  affacciarsi sulla fine di tutto. 

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Cercare confini e limiti è il motivo per cui si parte. E a volte ci si chiede se il limite che cerchiamo sia dentro di noi: come quando metti una tenda nello zaino e ti chiedi se riuscirai a fare 120 chilometri a piedi.

D’altra parte, se in quest’anno di pandemia tutti hanno scelto questa regione per le vacanze, non restava che provare a raccontarla in modo originale.

A proposito, i miei compagni di cammino arriveranno stasera a Taranto. Il tempo di risalire in parte la costa, concedersi ancora qualche momento on the road:

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e finalmente, anche un bagno nel mare del Salento. Una piccola, inutile poesia abbozzata sulla spiaggia, un bicchiere di vino e poi a Taranto. Da domani, si fa sul serio.

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Perchè questo giro fino alla fine del mondo, non è che l’inizio.

to be continued…

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