E così ci risiamo. Da domani zona arancione. Guess what? Seconda ondata, ragazzi.
Potrei dire che l’arancione sta bene solo al tramonto o se ti chiami Gordon Freeman, ma sarebbe una battuta troppo nerd.
Potrei liquidare tutto con un disilluso “Io boh”, ma farebbe tanto fine 2019. E a fine 2019 non avevo ancora mai sentito parlare di “spostamenti consentiti”.
Un classico. Ci lamentiamo e ci dimentichiamo sempre di essere nella parte più fortunata del mondo. Come quando ti dicevano “Mangia, che ci sono bambini che muoiono di fame!”, e anziché rendere il cibo più gustoso, questo lo rendeva ancora più amaro.
Il fatto è che oggi c’è questa nebbia di novembre, una di quelle nebbie totalizzanti che rendono tutto bianco e irraggiungibile.
Qualcuno dice che la nebbia è sempre bella perché nasconde, e smussa gli angoli delle cose. Ma a qualcuno se togli gli angoli non rimane quasi nulla da nascondere.
Una di quelle nebbie che rischi di guardarti dentro per distrarti e trovare lo stesso panorama.
È che siamo fatti così, noi altri. Abbiamo sempre bisogno di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, anche se spesso l’ostacolo siamo proprio noi. Siamo fatti così, come il vecchio cartone animato. Globuli bianchi con l’elmetto, globuli rossi sorridenti, virus dal naso rosso, sindromi dell’impostore, paure dell’abbandono e ansie da prestazione. Che almeno i virus risultavano anche simpatici.
Che poi è fin troppo facile fissare lo sguardo in questo grande nulla e fare battute sulle prospettive per il futuro che ci attende. No, anche questo l’abbiamo imparato da ben prima della pandemia.
Quello che rimane da chiederci in questo ennesimo clima da ultimo giorno, è piuttosto che cosa abbiamo fatto in questi mesi di libertà ritrovata. Come se la libertà fosse qualcosa che si può perdere, come un’autocertificazione nell’auto. Dovremmo chiederci se abbiamo smesso di essere asintomatici prima di tutto nelle emozioni e ne abbiamo fatto qualcosa di buono, di questo tempo.
Scorrere le immagini di questi mesi di sole e chiedersi, dove siamo stati? Abbiamo visto qualcosa di veramente nuovo? Ci siamo messi davvero in gioco con anima e corpo, abbiamo riparato il più possibile ai torti fatti, lasciato andare quelli subiti, abbiamo parlato di dio, della società, del mondo, abbiamo riso di gusto, ci siamo sentiti improvvisamente, insensatamente felici? Soprattutto, abbiamo fatto tutto questo con le persone che amiamo?
Se la risposta è sì, allora anche davanti a questa nebbia si può sorridere.
Che se c’è qualcosa che quest’anno ci sta insegnando, è che bisogna circondarsi di persone con cui si sarebbe pronti ad affrontare la fine del mondo.
Tutto il resto è dall’altra parte della nebbia.

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