I bambini dormono sapendo che sotto il proprio letto ci sono i mostri.
Non è “che ci potrebbero essere”. E in assoluto la questione non è mai che i mostri “potrebbero esistere”.
Ci sono e basta. Esistono, e stanno lì.
Sotto il letto. Nel corridoio buio di fianco a camera. In quella stanza in casa che nessuno apre mai. Nel bosco dove dopo una certa ora è meglio iniziare ad accelerare il passo, con il fiatone, prima che il manto scuro che avanza da sotto le piante ti raggiunga.
Li senti respirare dall’altra parte del materasso. Li vedi contorcersi tra i rami mossi dal vento. Ti guardano dalla forma delle nuvole.
E quando di notte ti svegli con il terrore lucido e nero dato dalla certezza che il tuo letto non è più dove dovrebbe essere; quando a tentoni, con le braccia stese davanti a te, avanzi un passo trascinato dopo l’altro nel vuoto con il pauroso sospetto che non vi sia altro che quel vuoto per sempre; in questi momenti sai benissimo che se il vuoto finirà e le tue mani riusciranno finalmente a toccare qualcosa, quel qualcosa potrebbe essere tanto il freddo e rassicurante muro quanto il volto ghignante del mostro che ti sta aspettando nel buio.
Eppure, ogni sera, i bambini danno la buonanotte e si mettono a dormire sotto le coperte. Ogni giorno vanno a giocare tra i rami degli alberi fino all’ultima luce e non prima dell’ultimo passo trascinato del buio.
Sapendo, non semplicemente sospettando, che i mostri sono vicini. Avendo paura, certamente. Ma imparando ben presto che anche col quel freddo sapore di ferro in gola si può comunque incatenare un respiro all’altro, un salto all’altro, fino alla salvezza.
Impari presto che non c’è ritirata o negazione che tenga. Impari presto che la prima regola dello scontro è quella di non urlare, non piangere o chiedere l’aiuto dei grandi, altrimenti avrai perso. Perché la seconda regola è che il mostro ritorna sempre per riprendere da dove era rimasto. Allora è meglio che impari quanto prima a essere più sfacciato, più veloce, più forte in questa gara.
Sono regole di un gioco spaventoso e pericoloso come solo da bambini le cose sanno essere pericolose: ma sono regole chiare e definite. Il mostro esiste per mangiarti, e tu esisti per essere più veloce e forte di lui.
Ogni giorno, tra la colazione, la strada per la scuola, i giochi e la buonanotte, questa gara infinita ti parla: Lo vedi? Puoi farcela? Sei abbastanza coraggioso?
E tutto questo mentre ridi di gusto, mangi, corri ed esplori senza perdere neanche un briciolo di tutte quelle meravigliose emozioni e scoperte quotidiane. Perché di queste scoperte fanno parte anche la lotta col mostro e la paura.
Da bambini il mondo è plasmato dalla paura e dalle storie, dai volti che si intravedono, dalle voci che si sentono sussurrare e dalle parole che si dicono a chi non può essere visto dagli altri.
È qualcosa di molto più istintivo e profondo della differenza tra buono e cattivo, tra bello e brutto.
È Coraggio allo stato puro.
Il tipo di coraggio e consapevolezza che un giorno se ne vanno insieme ai mostri e a tante altre cose. Quando i mostri non riusciamo più ad immaginarli. E così, a viverci insieme.
Per tanto tempo dimentichiamo anche qualcosa di semplice e ovvio come il fatto che, se i mostri non li vedi e non li senti più, non è perché se ne sono andati.
Perché il mostro ritorna sempre per riprendere da dove era rimasto.
Lo vedi? Puoi farcela? Sei abbastanza coraggioso?
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