Sacro Verde

Sentiero delle Foreste Sacre, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, 29 maggio – 2 giugno 2026

Giorno 1: San Benedetto in Alpe – Castagno d’Andrea

20 km; + 1130 m / – 900 m

San Benedetto in Alpe, Abbazia benedettina

“Riempitevi di verde”, si raccomanda Margherita prima di salutarci ed entrare in casa a pochi metri da ciò che resta dell’abbazia di San Benedetto in Alpe, affacciata sul paese e sul crinale delle Foreste casentinesi. Avevo incontrato Margherita una prima volta l’estate scorsa, nel suo ruolo di Carabinere forestale, mentre raggiungevo il paese in solitaria durante una mia prima esplorazione di questa zona di confine tra la Romagna e la Toscana.

Da allora, long story short, tanti passi tra le foglie cadenti e la nebbia; su neve e ghiaccio precari; e infine su distese di orchidee che un poco alla volta sto imparando a riconoscere, io che ho sempre camminato con la testa tra le fronde degli alberi e la forma delle nuvole.

San Benedetto in Alpe

Riempitevi di Verde. Un bell’augurio, un augurio adatto a questi chiari giorni di fine maggio e all’avventura che ci attende da domani: tre giorni sul Sentiero delle Foreste Sacre da qui fino all’eremo di Camaldoli.

E il premio “pubblicità originale” va a…

Da San Benedetto, il Sentiero delle Foreste Sacre risale costeggiando il Fosso dell’Acquacheta, specchio d’acqua limpida in lento movimento ricoperto da un tetto di fronde. E già qui, prima ancora di arrivare alla celebre “caduta” citata anche da Dante nel canto XVI dell’Inferno, si intuisce come mai secoli fa queste zone furono scelte da eremiti e sant’uomini per ritagliarsi uno spazio fuori dal mondo, a contatto col divino.

Fosso dell’Acquacheta

Cascata dell’Acquacheta

Fosso del Lavane

Al di sopra della cascata, infatti, si estende una “Piana dei Romiti” dove i resti di antiche costruzioni fanno pensare a un luogo di eremitaggio e preghiera, forse proprio quello in cui trovò riparo Dante in esilio.

Ma a dire il vero, aggiunge la nostra guida cartacea, non vi sono documenti certi oltre al nome dei “romiti” che facciano pensare ad uno scopo eremitico nei secoli addietro. Potrebbe quindi essere che quei frammenti di muro non fossero che vecchie case o capanni di pastori e agricoltori, come, a poca distanza, quella casa Monte di Londa ad alta quota.

Case Monte di Londa

Ma non vi è forse un che di religioso anche in certi resti – non santificati, ma sacralizzati dall’abbandono?

Rendere-sacro: di questo parla questo cammino tra foreste oggi conservate e protette, ma fino a non così tanto tempo fa fortemente antropizzate. Fatto salvo, appunto, per gli eremi e i monasteri sparsi in diversi punti di questo crinale, la traccia dell’uomo da queste parti è riconoscibile nei vecchi mulini, nei nomi delle frazioni e nelle praterie un tempo dedicate ai pascoli e oggi luoghi verdi di passaggio tra alte faggete.

Il silenzio del crinale viene interrotto a metà tappa dalle decine di moto parcheggiate o di passaggio dal Passo del Muraglione, da cui inizia la discesa verso Castagno d’Andrea.

E dopo l’ultimo corso d’acqua sopra cui passiamo, sono proprio i castagni, a mio parere i più “umani” degli alberi (per la loro utilità per l’uomo ma soprattutto per le forme drammatiche che sanno assumere) ad annunciare la fine della tappa: i castagni, e il volto di Berlinguer che fa bella mostra di sé sul muro del circolo Arci del paese.

Giorno 2: Castagno d’Andrea – Burraia (Campigna)

19 km; + 1080 m / – 740 m

La tappa di oggi comprende l’ascesa alle cime più alte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: il monte Falterona con i suoi 1654 metri d’altezza, e il vicino Monte Falco che lo supera di poco con 1658 metri.

Risalita da Castagno d’Andrea alla Fonte del Borbotto

Attacchiamo quindi con decisione il sentiero che taglia i tornanti di strada fino alla fonte del Borbotto, punto d’accesso ai sentieri che circondano il Falterona.

A metà della risalita, il piccolo stagno della Gorga Nera ci regala l’ennesima esplosione di verde accesso sotto al sole: tra le sue acque trova riparo la non comune Rana temporaria, ma, secondo le leggende locali, anche il temibile Badalischio simile al serpente, parente con tutta probabilità del Basilisco che domina i boschi di tutta Europa con la sua capacità di pietrificare gli ignari viandanti…

Monte Falterona, stagni della Gorga Nera

Proseguiamo, senza incontrare rane né Badalischi, fino alla sorgente dell’Arno e successivamente al Lago degli Idoli, con il tempo di un bel recupero fiato sotto al sole prima di affrontare l’ascesa fino alla croce del Falterona.

Il crinale che raggiunge le due cime da questo lato è immerso in un fitto bosco di faggi sempre più esili e contorti. Un bosco di quelli che fanno venire voglia di lasciarcisi perdere, ascoltando il rumore delle foglie schiacciate e abituando i sensi a cogliere quella miriade di dettagli, visivi e uditivi, che spesso non notiamo percorrendo i sentieri di fretta.

Una volta raggiunta la cima del monte Falterona, si apre finalmente il panorama verso la Romagna e i crinali che abbiamo attraversato in questa prima parte di cammino. Ancora uno sforzo sul largo sentiero che unisce la prima vetta al vicino monte Falco, e poi non resta che discendere gradualmente fino al Poggio Lastraiolo, dove finalmente possiamo abbracciare con lo sguardo il versante sud ovest delle Foreste, con le terre toscane che sfumano in lontananza verso dove sappiamo esserci il mare.

Dalla cima del monte Falco

Giorno 3: Burraia – Camaldoli

14 km; + 640 m / – 890 m

Finalmente, al terzo giorno di cammino, il nostro primo vero incontro con un abitante delle Foreste: un daino non particolarmente mattiniero ci osserva tra i tronchi sopra al sentiero, vagamente disturbato dal nostro passaggio ma probabilmente abituato alla presenza di escursionisti.

Tra il Passo della Calla e Camaldoli

La tappa per raggiungere Camaldoli è più breve delle precedenti e abbastanza semplice: dal passo della Calla, di nuovo sul confine tra Emilia-Romagna e Toscana, si percorre in linea retta il crinale diviso tra due riserve integrali, quella di Sasso Fratino e quella della Pietra.

Si passa quindi attraverso una zona quasi totalmente incontaminata, fatto salvo per il sentiero che permette di osservare dall’alto i boschi ricchi di verde e di fioriture sponanee.

Alti faggi e esili Nontiscordardime a segnare la via

“Foreste Sacre” è il titolo scelto per questo sentiero, che dalla zona di Marradi in Toscana arriva oltre Camaldoli fino al Santuario della Verna.

Il bosco e il Sacro sono sempre andati di pari passo, anche quando ce ne siamo apparentemente dimenticati.

La cultura umana di ogni parte del globo è infatti ricca di alberi sacri, alberi che sono alla base del mondo o che sono il mondo stesso.

Le religioni, cambiando, adattandosi, conservano sempre qualcosa, cambiando dettagli ma mantenendo la sostanza.

E la sostanza è che la Vita è destinata a vincere sulla morte.

Sta scritto nei Vangeli ma anche nel più piccolo nontiscordardime, che rinnova il suo appuntamento col cielo ogni primavera.

Vista sulle Foreste Casentinesi – Riserva integrale di Sasso Fratino, da Poggio Scali

Con queste riflessioni tra sacro, profano e pagano, che forse scendendo abbastanza lungo le radici attingono allo stesso cuore del mondo, e sotto nuvole che ogni tanto lasciano scappare qualche goccia, arriviamo finalmente al muro del Sacro Eremo di Camaldoli.

Un luogo di pace e riflessione, circondato da un anello di abeti bianchi, non autoctoni ma voluti dai monaci secoli fa, come protezione dalle intemperie e dalle forze del Male.

E così, di nuovo ad un confine, dove il bosco lascia spazio al muro di cinta, percorriamo l’ultimo tratto di sentiero sentendoci parte di questa antica Pace..

Almeno fino al momento in cui, girato l’angolo, l’asfalto pieno di macchine e una coda di turisti in attesa davanti all’ingresso principale non spengono improvvisamente la magia.

Sacro Eremo di Camaldoli

E va bene.

La magia è bella perché arriva a tratti, e a tratti allo stesso modo sparisce.

Meglio, per questo, tenerne sempre un po’ da parte.

Come il resto del sentiero delle Foreste Sacre, che rimane da esplorare per la prossima avventura.

Prossima tappa, quindi: La Verna.

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